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La realtà virtuale, o VR, è un’esperienza tecnologica coinvolgente alimentata da una cuffia, in cui l’utente può visualizzare in movimento, a volte immagini tridimensionali.

Una volta relegata al regno di cattivi film di fantascienza, o a fiere di videogiochi, la VR è sempre più consumer-oriented e popolare.

 

L’alba della tecnologia di beneficenza

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Anche se la VR è normalmente associata con il gioco, di recente sta facendo notizia per le giuste ragioni. In prima linea ci sono gli istituti di beneficenza, che stanno iniziando a utilizzare la tecnologia in modi affascinanti.

 

L’UNICEF in Nuova Zelanda ha invitato la gente del posto per sperimentare la ‘Nubi su Sidra’, un film in VR. Ha dato alla gente per le strade di Auckland delle cuffie VR per trasportarli in un campo profughi siriano, attraverso gli occhi del dodicenne Sidra.

L’esperimento ha riportato una forte risposta da parte del pubblico, con una conseguente donazione sul posto (da 1 a 6 persone l’ora), il doppio della velocità normale.

 

Piuttosto che rappresentare una moda, gli enti di beneficenza e le organizzazioni ONG / No Profit sanno che la VR potrebbe inaugurare un importante cambiamento culturale nel modo in cui le persone fanno beneficienza. Invece di versare denaro in concetti astratti, la classica sensazione di “camminare nelle scarpe di qualcun altro” è improvvisamente portata in vita.

 

La VR consentirà alle persone di sperimentare, in un modo molto più tangibile e ispirato, la situazione di particolari gruppi di persone – sia che i rifugiati, i non vedenti o non udenti, o coloro che non hanno acqua pulita.

 

Cambiare il concetto di compassione

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L’atto di fare beneficienza richiede che il donatore si senta abbastanza coinvolto a partecipare. Ad esempio, se non puoi percepire la situazione di un rifugiato, sei meno propenso a soccorrere in suo aiuto. La VR, però, trasforma il concetto di empatia da interno a esterno.

 

Inserendo una nuova serie di occhi sopra i propri e camminando nel mondo di un altro, si sta innescando una trasformazione emotiva. Questo è molto più potente che cercare di immaginare situazioni di guerra, terrore, o di fame. Anche se la TV fornisce una simile esperienza visiva, non è così complessa, perché tralascia l’esperienza sensoriale e tattile.

 

È possibile spostare la testa e gli occhi dall’immagine: è tridimensionale, totalmente coinvolgente e impossibile da ignorare.

 

I robot potrebbero essere più umani?

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Saranno le tecnologie futuristiche a rendere le persone più empatiche?

La VR, anche se è una tecnologia complessa, alla base è fatta da dadi e bulloni. Eppure ci stimola in modo estremamente umano.

E’ anche importante problematizzare la connessione tra la VR e la carità.

Non è ironico, ipocrita (o semplicemente impressionante) che la tecnologia VR – attualmente una delle tecnologie più costose per l’acquisto – venga usata per aiutare i più poveri del mondo?

E i piccoli enti di beneficenza che non possono permettersi la VR nella loro ricerca di donatori diventeranno obsoleti?

 

Forse la VR è ancora lontana dal diventare una pratica ortodossa di istituzioni di beneficienza, ma è affascinante scoprire come la tecnologia interverrà in questo settore.

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